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GUIDA AD UNA LETTURA CRITICA DEL DIARIO DI ANNA FRANK

 

"... un insieme è composto di particolari e l'errore di un particolare, anche se fatto in buona fede, oltre a falsare la natura dei fatti e la loro interpretazione da parte dello spettatore, lo porta logicamente a dubitare di tutto l'insieme"
La menzogna di Ulisse
Paul Rassinier
 

 

Le grandi cose sono quelle più semplici

 

 

INDICE GENERALE


INTRODUZIONE

PARTE PRIMA

PARTE SECONDA

APPENDICE "A"(contraddizioni sul ritrovamento del diario)

APPENDICE "B" (siti internet revisionisti)

APPENDICE "C" ( periodici revisionisti)

APPENDICE "D" (periodici che parlano di revisionismo)

APPENDICE "E" (librerie che vendono libri revisionisti)

INDICE DEGLI ARGOMENTI

BIBBLIOGRAFIA

NOTE

ALLEGATI

Zip (for download of all the documents)



INTRODUZIONE

Scopo di quest'opera é quello di dimostrare come la propaganda di regime può distorcere la realtà facendo apparire le cose più assurde come le più normali.

Prenderemo come esempio Il diario di Anna Frank che é da tutti ormai considerato uno dei testi più commoventi ed elevati della letteratura prodotta durante la Seconda Guerra Mondiale. Edito per la prima volta nel 1947, esso é subito diventato un libro culto per milioni di giovani, ai quali viene insegnato, attraverso le pagine di tale Diario, il modo «corretto» di interpretare, anzi di accettare la realtà «storica» sull'Olocausto, che la storiografia ufficiale ci propone, o meglio, ci impone da almeno cinquant'anni(1).

Esso, infatti, é ritenuto un testo fondamentale per riuscire a capire l'angoscia e la disperazione provata dal popolo ebraico a causa delle leggi razziali introdotte da Hitler nel 1933.

La ragione per cui la scelta è caduta su Il diario di Anna Frank per questa analisi sta nel fatto che esso ha un'importanza storica immensa; in effetti, contrariamente ad ogni altro scritto sull'Olocausto, esso é considerato un «documento» che proverebbe e condannerebbe i crimini commessi dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Esso pretenderebbe di raccontare avvenimenti e riportare stati d'animo provati da Anna, una ragazzina ebrea di 13 anni (2), che subì in prima persona i disagi e le privazioni della persecuzione razziale. Ella, non sapendo che il suo lavoro sarebbe stato pubblicato postumo, riporterebbe fedelmente tutto ciò che ha visto, senza condizionamenti di alcun genere.

Ma Il diario di Anna Frank ha soprattutto una immensa importanza psicologica, perché fa si che ogni persona, condizionata dall'esistenza della «testimonianza» resaci da Anna Frank, accetti la verità dell'Olocausto come un dato di fatto, della cui autenticità sono tutti ciecamente convinti, e ciò perché essendo detto Diario stato scritto da un'adolescente, é al di fuori di ogni sospetto.

In questo modo a nessuno verrebbe in mente di negare l'Olocausto, perché dovrebbe negare l'autenticità del Diario(3).

Gli storici sterminazionisti(4) ritengono che Il diario di Anna Frank sia un testo che aiuta a rivivere i momenti più tragici della Storia dell'umanità, e che, soprattutto, serve a scongiurare che l'Olocausto possa riaccadere.

Un esempio significativo dell'atteggiamento che gli sterminazionisti nutrono nei confronti del Diario di Anna Frank (e non solo) é la seguente introduzione di Natalia Ginzburg (Einaudi Editore, 1986) allo scritto della Frank:

"Il diario di Anna Frank ha inizio nel giugno 1942: nel giugno '42, la sua vita presenta ancora qualche rassomiglianza con la vita d'una ragazzina dell'età sua. Ma siamo ad Amsterdam, l'Olanda é in mano ai tedeschi; e le SS vanno per le case cercando gli ebrei. A tredici anni appena compiuti, Anna conosce e parla con estrema naturalezza il linguaggio dei perseguitati: sa che lei e i suoi debbono portare la stella giudaica, che non possono frequentare locali pubblici, che non possono prendere il tram. [...] Per due anni, la famiglia Frank, la famiglia Van Daan e il dentista Dussel vi hanno abitato senza uscirne mai, senza mai affacciarsi alle finestre, visitati soltanto dai fedeli amici che conoscono il segreto dello scaffale girevole, che portano dall'esterno cibo, libri, notizie; vi hanno abitato raschiando e cucinando patate, litigando, ascoltando la radio inglese, fra alternative di paura e speranza; ossessionati dalle privazioni alimentari, dalla noia, dai mille problemi di una forzata clausura: [...] Il libro di Anna Frank noi lo leggiamo sempre tenendo presente la sua tragica conclusione; senza poterci fermare a quei precisi momenti che vi son raccontati, ma sempre guardando oltre, sempre cercando di figurarci quel campo di Bergen Belsen, dove Anna é morta, e quegli otto mesi che ha trascorso là, prima della morte, certo penosamente ricordando l'"alloggio segreto"»...(5).

 

Questo studio vuole invece fornire una nuova chiave di lettura del testo, soffermandosi su «quei precisi momenti che vi vengono raccontati» e farcendo luce sulle molte ombre che su di esso si stendono. Noi, come tutti gli storici revisionisti, siamo infatti convinti della non autenticità de Il diario di Anna Frank, e cercheremo di dimostrare che esso non é stato altro che uno strumento nelle mani dei sostenitori dell'Olocausto.

Speriamo che alla luce dell'analisi qui riportata e delle conclusioni finali il lettore non abbia più dubbi sull'inattendibilità di tale Diario, e sulla cattiva fede di chi per anni ne ha tratto vantaggi facendo credere che si trattasse di un «documento originale», basando su di esso gran parte del proprio potere(6).

L'analisi del diario é divisa in due parti: nella prima vi é un commento dei punti che meglio evidenziano le contraddizioni presenti nell'intero testo. Si tratta, insomma, di una sorta di guida alla lettura critica del testo, dato che i brani analizzati si succedono cronologicamente.

La seconda parte é invece costituita dalle conclusioni, cioè da una ricostruzione dell'origine del Diario e da una rielaborazione dell'intera storia che ne fa da sfondo.

Abbiamo anche curato una piccola appendice finale, per meglio mettere in evidenza l'inconsistenza delle argomentazioni sterminazioniste.

Per quanti non avessero letto il diario di Anna Frank, e non conoscessero la storia (vera o presunta) in trattazione, farò alcuni accenni sulla sua vita.

 

Annelise Marie Frank nacque il 12 giugno 1929 a Francoforte sul Meno, in Germania, da una agiata famiglia di ebrei tedeschi(7). A Francoforte, il padre, Otto H. Frank, esercitava la professione del banchiere.

Dopo l'emanazione delle leggi razziali del '33, la famiglia Frank fu costretta ad emigrare in Olanda e a stabilirsi ad Amsterdam, dove il padre di Anna fondò una piccola ditta commerciale.

Nel maggio del 1940, i tedeschi invasero l'Olanda cominciandovi a mettere in atto le discriminazioni razziali.

Il 6 luglio 1942, la famiglia Frank, insieme ad alcuni amici, si chiuse in un alloggio segreto nella casa dove Otto Frank aveva il suo ufficio(8).

A seguito di una segnalazione di una spia, il 4 agosto 1944, un tedesco e quattro olandesi della polizia nazista fecero irruzione nell'alloggio segreto: tutti i rifugiati clandestini furono arrestati, mentre l'alloggio fu perquisito e saccheggiato dalla Gestapo(9).

Qualche giorno dopo, il gruppo dei rifugiati fu avviato a Westerbork(10), il più grande campo di concentramento tedesco in Olanda.

Il 2 settembre 1944, i Frank furono condotti ad Auschwitz, dove il padre venne separato dalle figlie e dalla moglie, che di lì a poco morì di consunzione. Il 30 ottobre dello stesso anno, Anna e Margot furono aggregate ad un convoglio di un migliaio di giovani donne inviate a Bergen Belsen.

Nel febbraio 1945, Anna e Margot furono colpite da tifo, e in marzo Anna morì, pochi giorni dopo la sorella. Tutt'e due furono seppellite in una fossa comune.

Il Diario di Anna, trovato nell'alloggio segreto e consegnato dopo la guerra al padre, unico superstite della famiglia, fu pubblicato ad Amsterdam nel 1947 col titolo originale Het Achterhuis («Il retrocasa)(11). Nel Diario, oltre ad Anna compaiono i seguenti personaggi:


Margot Frank, sorella di Anna;

Otto Frank, padre di Anna;

Edith Frank, madre di Anna;

Il signor Van Daan, (Hermann Van Pels)(12);

La signora Van Daan, (Auguste Van Pels);

Peter Van Daan, figlio dei coniugi Van Pels;

Albert Dussel, (Fritz Pfeffer), dentista;


Questi sette ebrei vivevano «nascosti» insieme ad Anna nell'alloggio «segreto».


Miep Gies, amica di famiglia;

Elli, amica di famiglia;

Il signor Kraler;

Il signor Koophuis;

Il signor Lewin, chimico farmacista ebreo, che lavorava per il signor Kraler in cucina;

Kitty, amica immaginaria a cui Anna indirizzava le lettere del suo Diario


Sono stati omessi alcuni personaggi minori.


L'alloggio segreto era situato in un edificio di tre piani, al numero 236 di via Prinsegracht. Il locale era lungo e stretto, con una sezione frontale che si affacciava su un canale e un retrocasa che si dava su un cortile interno e sulla strada. In esso si trovavano gli uffici del signor Frank, il quale essendo un commerciante in spezie, si serviva di alcune stanze della casa come magazzino.

Il Diario fu pubblicato per la prima volta ad Amsterdam nel 1947.

Inizialmente, la sua pubblicazione incontrò alcuni problemi per il rifiuto di alcune case editrici, ma dopo questi problemi iniziali esso é stato tradotto in moltissime lingue e pubblicato in altrettanti Paesi.


PARTE PRIMA


«Spero che ti potrò confidare tutto, come non ho potuto fare con nessuno, e spero che sarai per me un gran sostegno».


Anna Frank, 12 giugno 1942(13)


Questa lettera, che introduce il Diario, appare molto strana. Due sono infatti le cose che ci incuriosiscono: è molto strano che Anna firmi mettendo nome e cognome e non «Tua Anna», come si usa fare nelle lettere dei diari, e come del resto usa terminare tutte le altre lettere. E' molto strano anche il fatto che la data sia stata messa alla fine della lettera, e non all'inizio, come fa in tutte le altre lettere(14).

Questa lettera sembra quindi non appartenere al Diario, ma é più probabile che sia stata introdotta in un secondo momento da chi aveva interesse a strumentalizzarne la pubblicazione.


Sabato, 20 giugno 1942


In questa lettera, Anna ci confessa che «per alcuni giorni non ho scritto nulla, perché prima ho voluto riflettere un poco su questa idea del diario. Per una come me, scrivere un diario fa un curioso effetto. Non soltanto perché non ho mai scritto...».

Appare subito molto strano come una ragazzina di tredici anni, che non aveva mai scritto tredici righe tutte in una volta prima del 12 giugno 1942, riesca di punto in bianco a scrivere un diario, senza incontrare le normali difficoltà che incontra chiunque inizi a scrivere per la prima volta. Difficoltà che vanno ben oltre i cinque giorni di riflessione (dal 15.06.42 al 20.06.42) necessari ad Anna per riordinare le idee e decidersi sull'impronta da dare al diario, ma che riguardano soprattutto la forma con la quale esporre gli argomenti. Se infatti si confrontano le lettere del 14.06.42, 13.06.43 e del 13.06.44, nelle quali Anna parla del suo compleanno, queste pur essendo state scritte ad un anno di distanza l'una dall'altra, sembrano state scritte lo stesso giorno; manca cioè, in tutto il diario, quel progressivo miglioramento delle capacità espressive, che si verifica man mano si va avanti nella stesura di un testo.

Per chiarire le idee, é come se un neo-patentato sappia da subito guidare un'auto come un pilota di formula uno, e dopo cento ore di guida non abbia ne migliorato, ne peggiorato il suo stile di guida.

A dire il vero ci sono dei cambiamenti, ma sono però dei cambiamenti di stile, che sono molto strani in quanto una persona nello scrivere migliora il suo stile, ma non lo cambia. Inoltre essi sono dei cambiamenti bruschi e discontinui. In tutto il diario c'è insomma un'alternanza di due o tre diversi stili, quasi come se l'autore possedesse una doppia o tripla personalità. Infatti in alcune pagine del diario lo stile appare drammatico, in altre teatrale, mentre nella maggior parte dei casi (specialmente nella parte finale) prevale uno stile diaristico-confidenziale.

Per avere un'idea di quanto detto si possono confrontare, per esempio, le lettere di Venerdì 20 novembre 1942, Martedì 18 agosto 1943, Venerdì 20 agosto 1943 e di Venerdì 19 maggio 1944.

Bisogna inoltre considerare che in tutto il diario vi sono molte affermazioni difficilmente attribuibili ad una tredicenne del 1942. Infatti in questa lettera si legge che Anna ha «un corteo di adoratori che mi guardano negli occhi e, se non possono fare altrimenti, in classe cercano di afferrare la mia immagine servendosi di uno specchietto tascabile». Più avanti: «Penso che sarai un po' stupita a sentirmi parlare di adoratori, giovane come sono. Ahimè, é un guaio che da noi a scuola sembra inevitabile. Se un ragazzo mi chiede di accompagnarmi a casa in bicicletta e poi attacca discorso, posso essere certa che costui, nove volte su dieci, ha la brutta abitudine di prender fuoco, e non mi toglierà più gli occhi di dosso. [...] Questi sono ancora i più innocenti, perché c'è qualcuno che ti spedisce baci con la mano o che cerca di prenderti per un braccio, ma sbaglia indirizzo senz'altro».

Da questa lettera possono essere tratte altre importanti informazioni. La prima riguarda il fatto che Anna da questo punto in poi indirizza le lettere del suo diario ad un'amica immaginaria di nome Kitty. L'introduzione di questa amica appare un po' forzata, e sembra quasi che Anna cerchi di giustificare questa sua decisione. Comportamento questo assai strano, visto che chi scrive un diario non deve giustificare nulla, in quanto finirebbe col rendere una giustificazione a se stesso.

Un analogo comportamento lo ritroviamo più avanti, allorché Anna introduce la storia della sua famiglia. In questo caso a lasciare perplessi é sia il modo col quale viene fatta questa introduzione, sia la scelta stessa di effettuarla. Anna infatti scrive: «Perché la finzione del mio racconto a Kitty non sembri troppo spinta e grossolana, bisogna che prima racconti brevemente la storia della mia famiglia, sebbene a malincuore». Ancora una volta traspare la volontà di giustificare, agli occhi di chi sa chi, la scelta dell'amica immaginaria. Ma fatto ancor più strano é che Anna decida di raccontarci la storia della sua famiglia; questo infatti non sembra affatto un argomento da «diario», ma sembra piuttosto l'introduzione di un romanzo. Infatti in ogni romanzo che si rispetti c'è sempre inizialmente la descrizione dei vari personaggi che compongono la storia, per permettere al lettore di immedesimarsi in essi, e sentirsi partecipe della storia. Quello però che differenzia un diario da un romanzo é che il primo viene scritto per se stessi, mentre il secondo per i lettori. Questa descrizione sembra quindi aggiunta in un secondo momento da chi rileggendo (e riscrivendo) il diario si é accorto che i vari episodi in esso raccontati erano difficilmente comprensibili da chi non conosceva le abitudini dei vari protagonisti.

Tutte queste cose lasciano dei seri dubbi sulla paternità del diario, e sarebbero già sufficienti per metterla in discussione.


Giovedì, 09 luglio 1942


In questa lettera Anna ci fa un'accurata descrizione dell'alloggio segreto. Tutta questa descrizione però non appare spontanea, ma sembra essere stata aggiunta in un secondo momento per far capire al lettore come era strutturata la casa, e quindi per permettergli di visualizzare i successivi avvenimenti in cui si fa riferimento a particolari zone della casa. Per chiarire le idee basta fare un semplice esempio: se scrivo che «sono uscito dalla mia camera per andare da Tizio, ed ho incontrato la mamma che preparava il pranzo», se non specifico prima o durante il discorso che la mia stanza comunica con la cucina, e che per recarmi nella stanza di Tizio devo per forza passare per la cucina, tutta la mia descrizione appare vaga e difficile da focalizzare. Ecco l'esigenza quindi di inserire questa descrizione all'interno del «diario». Come era stato fatto notare nella lettera del 20.06.1942, questo pezzo sembra più estratto da un romanzo che da un diario. In ogni buon romanzo infatti oltre alla descrizione dei personaggi c'è sempre anche quella dei luoghi in cui si svolge la storia.


Giovedì, 1 ottobre 1942


Questa lettera ci dimostra che il pericolo che gli otto ebrei potessero essere scoperti da coloro che lavoravano nello stabile in cui essi si nascondevano, era tutt'altro che infondato. Infatti si legge che «Lewin, un piccolo chimico-farmacista ebreo, lavora presso il signor Kraler in cucina. Conosce bene tutto l'edificio e perciò abbiamo sempre paura che gli salti in testa di andare a dare un'occhiata all'antico laboratorio. Stiamo zitti come topolini».

La cosa che però ci stupisce é che Lewin, come stesso Anna ci dice, era ebreo, ma comunque lavorava e viveva liberamente senza preoccuparsi di essere arrestato dalla polizia tedesca; a differenza di Anna e gli altri sette, che come lui erano ebrei.

Questo fatto indebolisce ancora di più la storia del nascondiglio segreto, ma soprattutto pone dei seri dubbi sulla «persecuzione nazista degli ebrei».


Sabato, 11 luglio 1942


In questa lettera Anna dichiara che: <<Ieri sera siamo andati tutti e quattro nell'ufficio privato ed abbiamo attaccato la radio inglese. Avevo tanta paura che qualcuno ci potesse udire, [...]. Anche per altre cose abbiamo una grande paura che i vicini ci possano udire o vedere>>. A riprova di quanto detto in precedenza, sedici righi dopo afferma: <<La prossima venuta dei Van Daan, che é stabilita per martedì, mi rallegra molto; ci sarà più compagnia e meno silenzio. E' il silenzio infatti che mi rende nervosa di sera e più ancora di notte.>>.

Dalla prima delle due affermazioni appare molto chiaramente l'esistenza dei vicini, cosa che stranamente scompare alcuni righi dopo, in cui si legge: <<Accanto a noi, a destra, c'è una grande casa commerciale, e a sinistra una fabbrica di mobili>>(15). Nasce quindi l'esigenza di capire se i vicini sono una pura invenzione di Anna, oppure se "essa stessa" decide di coprirne la presenza, e se é così quale é la ragione che la spinge a fare questo.

Sempre in questa pagina si legge che <<Abbiamo proibito a Margot di tossire di notte, sebbene si sia presa un bel raffreddore, e le facciamo ingoiare grandi quantità di codeina>>. Quest'ultima affermazione lascia un po' perplessi, in quanto, se di notte i locali situati accanto all'alloggio segreto restano vuoti, mentre di giorno no, é assurdo impedire a Margot di tossire di notte e non di giorno(16). Il motivo é forse quello che di notte i vicini avrebbero potuto udire più facilmente i colpi di tosse di Margot; cosa questa che confermerebbe l'esistenza dei vicini.

Resta comunque assurdo il fatto che si permetteva a Margot di tossire di giorno, quando nel magazzino situato al secondo piano dell'edificio in cui si trovava l'alloggio segreto lavoravano due garzoni, i quali non erano a conoscenza della presenza degli otto clandestini, ma che avrebbero potuto udire i colpi di tosse di Margot. La conferma che tale pericolo era tutt'altro che trascurabile ci é suggerita dalla conclusione della lettera, che dice: <<Di giorno bisogna camminare piano piano e parlare a bassa voce, perché nel magazzino potrebbero udirci...

Ora mi chiamano>>(17)

In conclusione, quest'ultima affermazione difficilmente é attribuibile alla penna di Anna, ma quel parlare a bassa voce e il camminare piano sembrano piuttosto aggiunti in un secondo momento, per rafforzare l'idea dell'isolamento(18).

Si legge ancora che furono fissati alle finestre <<con delle puntine da disegno>> dei <<teli trasparenti>> e che <<non li toglieremo più per tutto il tempo che resteremo nascosti>>. Tale precauzione appare molto giusta, anche se sembra strano che si siano ridotti all'ultimo momento per effettuare una cosa così importante; dovendo quindi accontentarsi dei materiali inadeguati disponibili al momento.

Effettuando un'analisi più accurata su quest'ultima affermazione si nota come l'aggettivo "trasparenti" sembra essere stato usato per mettere in risalto la condizione di disagio provata dagli otto ebrei nascosti, i quali in questo modo pur essendo nascosti non possono considerarsi al sicuro. Anche questo pezzo sembra quindi aggiunto in un secondo momento.

Sempre in questa lettera si vede come gli otto ebrei uscivano dall'alloggio segreto. Infatti ascoltavano la radio inglese nell'ufficio privato, il quale si trovava fuori dalla zona occultata dalla porta scaffale(19).

L'ultima cosa che rimane da dire é che anche l'idea di ospitare altre persone nell'alloggio non appare molto saggia, in quanto in questo modo aumentano i disagi, a causa del fatto di dover vivere in pochi metri quadrati di spazio; diventa inoltre più difficile provvedere al cibo, aumentano i rumori e quindi anche la possibilità di essere scoperti. Tutte cose che chi realmente cerca di nascondersi non può non considerare.


Venerdì, 14 agosto 1942


Anna dopo un silenzio lungo 23 giorni riprende a scrivere per dirci: <<non ci sono proprio tante novità da poterti raccontare ogni giorno qualcosa d'interessante. I Van Daan sono arrivati il 13 luglio>>.

Questa affermazione é molto contraddittoria, infatti mentre dichiara che non ci sono state tante novità dal 11/07 in poi, dice che il 13/07 sono arrivati i Van Daan. Ebbene non era questa una novità che meritava maggiore interesse?

Non era forse il caso di raccontare l'arrivo dei Van Daan il 14/07 e non posticiparlo al 14/08 ?

Cosa é accaduto in quei ventitré giorni che non doveva essere raccontato?

Anna inoltre scrive che <<naturalmente i Van Daan avevano molte cose da raccontare sull'ultima settimana da loro ancora trascorsa nel mondo abitato. Fra l'altro, ci interessava molto sapere che cosa era avvenuto a casa nostra e che ne era stato del signor Goudsmit. Il signor Van Daan raccontò:>>.

Non erano forse questi argomenti degni di essere trattati in precedenza, e non a distanza di ventitré giorni da quando furono raccontati? Non é strano che Anna tenga a mente per tutto questo tempo il discorso del signor Van Daan, per poi farlo apparire nel diario in data 14/08/1942 ?

La risposta a questo interrogativo é che molto probabilmente la prima affermazione é falsa, e questa lettera non é stata scritta il 14/08, ma molto probabilmente il 14/07. Infatti se si prova a rileggere la lettera con la giusta data e saltando il primo periodo, si ha una prova di quanto detto. Purtroppo il motivo di tale contraffazione può essere scoperto soltanto analizzando il testo originale, e vedere cosa Anna scrisse in quei 23 giorni. Cosa questa impossibile, in quanto detto testo originale è custodito in una cassetta di sicurezza in una banca svizzera, e di esso nessuno può prendere visione.

Sempre in questa lettera si apprende che Peter <<portò con se il suo gatto (Mouschi)>>, comportamento questo non molto prudente, in quanto i miagolii notturni dei gatti non sono proprio il meglio per chi vuole nascondersi.


Lunedì, 21 settembre 1942


<<La signora Van Daan é insopportabile; non fa altro che chiamarmi dal piano di sopra>>, cosa questa che conferma che la convivenza di più persone porta inevitabilmente un aumento dei rumori. Inoltre si vede come la signora Van Daan non rispetti la precauzione di parlare a bassa voce(20).


Martedì, 29 settembre 1942


In questa lettera Anna ci descrive dove i vari abitanti dell'alloggio segreto di solito facevano il bagno, e per quanto riguarda lei e Margot dice: <<Margot e io abbiamo scelto come luogo per i nostri sguazzamenti l'ufficio verso strada. Sabato pomeriggio chiudiamo le tendine, e poi ci laviamo al buio, mentre quella che non é di turno guarda fuori dalla finestra attraverso un buco della tendina, e se la gode a osservare quant'è buffa la gente>>.

Se si guarda attentamente la piantina della casa si vede che l'ufficio verso strada si trova nella zona non occultata dalla "porta scaffale". E' quindi molto strano come sia stato possibile scegliere quella stanza come luogo per lavarsi; in quanto un visitatore inatteso le avrebbe sicuramente scoperte con le mani nel sacco, o comunque anche nell'ipotesi che fossero riuscite a scappare o a nascondersi senza fare alcun rumore, non sarebbero mai riuscite a nascondere anche il necessario per il bagno, che le avrebbe comunque smascherate.

Se si pensa poi che <<Peter si bagna in cucina [...] Papà si bagna nell'ufficio privato, mamma in cucina>> si vede come nessuno, tranne il signor Van Daan, abbia scelto un luogo sicuro. Ma quello che più sorprende é che l'ufficio verso strada essendo, come suggerisce il nome stesso, rivolto verso la strada, é la stanza meno sicura di tutta la casa. Essa si trova inoltre al primo piano ed é dotata di ben tre finestre, dalle quali é facilissimo scorgere qualcuno e, ovviamente, essere scorti, soprattutto se le tendine sono aperte. Che le tendine fossero aperte ci é confermato dalla stessa Anna: altrimenti non avrebbe potuto chiuderle.

Si ha conferma anche del fatto che le strade erano tutt'altro che deserte, in quanto a turno una delle due ragazze guardava fuori, ma non per controllare che non si aggirassero occhi indiscreti, bensì per divertirsi un po'.

Questa straordinaria libertà di potersi muovere anche fuori dal nascondiglio lascia veramente molto perplessi, e su di essa ritorneremo più avanti.


Venerdì, 16 ottobre 1942


<<Ieri sera Margot e io ci siamo sdraiate insieme sul mio letto; [...] Mi chiese se potrà poi leggere il mio diario. Io dissi:- Qualche pagina si,- e le domandai del suo, che anch'io vorrei leggere.>>.

Tre sono le cose importanti che emergono da questa lettera.

  1. Anche Margot scriveva un diario. Viene quindi da chiedersi dove sia finito.
  2. Siccome questa é una delle prime lettere scritte da Anna, anche Margot scriveva il suo diario almeno da quando erano arrivati nell'alloggio segreto. Siccome poi le sorelle piccole in genere imitano quelle più grandi, si può ritenere che Margot scrivesse il suo diario da prima che Anna ricevesse il suo in regalo(21).
  3. Margot era a conoscenza che Anna stessa scriveva un diario.

Martedì, 20 ottobre 1942


Questa lettera mostra che nell'alloggio segreto venivano ospitate per la notte altre persone (Miep ed Henk). Questa cosa fa nascere dei dubbi su quale fosse la reale grandezza dell'alloggio segreto, perché non si riesce a capire dove potessero essere sistemati altri due letti, e da dove tali letti siano stati tirati fuori (ammesso che non li facessero dormire sul pavimento). E' poi strano che nessuno si accorgesse che due persone entravano in una casa (ufficialmente disabitata durante la sera), e non ne uscivano. Bisogna quindi pensare che in Olanda non esisteva il così detto "ficcanaso della porta accanto".

Sempre in questa lettera si apprende che di sera veniva accesa la luce; infatti si legge: <<Il pranzo era ottimo(22). Ci fu una piccola interruzione, perché la lampada di papà produsse un corto circuito e improvvisamente ci trovammo senza luce>>.

Tutto questo é veramente incredibile, in quanto tutti sanno che la luce, per quanto si possano tappezzare le finestre (per giunta con teli trasparenti), fuoriesce all'esterno. E quale indizio migliore di un ufficio illuminato anche di sera può servire alle "feroci SS" per catturare otto pacifici ebrei nascosti?.


Lunedì, 9 novembre 1942


<<Una grandinata di fagioli si rovesciò giù la scala con un fracasso da giudizio universale; sotto ebbero l'impressione che tutta la casa crollasse loro in testa. Grazie a Dio non c'erano estranei. Anche Peter si spaventò, ma scoppiò a ridere>>.

E' molto interessante esaminare le reazioni dei protagonisti di questo incidente. Peter infatti dopo un momento di panico, più per una reazione istintiva che per la paura che qualcuno avesse potuto udire il fracasso, si mise a ridere, mentre nessuno si preoccupò dell'accaduto.

Per persone che si trovavano nelle loro condizioni quest'incidente avrebbe dovuto suscitare sicuramente maggior preoccupazione, e Peter invece di mettersi a ridere avrebbe dovuto fare più di mille scongiuri affinché il suo gesto non avesse compromesso la loro salvezza. Infatti anche se in quel momento non c'erano estranei in casa niente avrebbe impedito che il frastuono si sentisse in strada; inoltre chi ha paura di essere scoperto non fa tanti ragionamenti, ma istintivamente viene invaso dal panico ad ogni piccolo incidente. E' quindi molto probabile che il fatto che non vi erano estranei in casa nel momento dell'incidente é stato inserito in un secondo momento per spegnere eventuali dubbi di lettori accorti. Purtroppo non ci é dato di visionare gli originali.

La conclusione di questa lettera é inoltre molto strana; infatti Anna scrive: <<Quasi dimenticavo che il babbo é guarito>>, notizia che non sembra interessarle più di tanto, del resto come tutta la vicenda della malattia del padre. Si ricordi infatti che il signor Frank si ammala il giorno 29 ottobre e da quel giorno non si legge più niente sugli sviluppi della malattia. Tutto ciò appare molto strano, visto che Anna nella lettera di Sabato, 7 novembre 1942 dichiara che <<a nessuno al mondo voglio bene quanto a papà>>. Ci si chiede quindi se Anna abbia parlato altre volte della malattia del padre, e se si, perché tali notizie siano state cancellate; infatti in un diario se non si raccontano le vicende riguardanti le persone a cui si vuol bene non si capisce cosa si dovrebbe scrivere. E' molto più logico pensare che tali notizie furono raccontate da Anna, ma che sono state maliziosamente cancellate, forse perché raccontavano dell'arrivo del dottore... cosa assolutamente inconciliabile con lo stato di persecuzione.

L'annotazione alla fine di questa lettera sembra quindi aggiunta in un secondo momento per "aggiustare" la faccenda.


Sabato, 28 novembre 1942


<<forse ci toglieranno la corrente: quindici giorni senza luce! bello, ti pare?>>. Per la seconda volta si apprende che nell'alloggio segreto veniva accesa la luce.


Giovedì, 10 dicembre 1942


In questa lettera Anna ci descrive un avvenimento molto buffo, ma che mette ancora una volta l'accento sul fatto che evidentemente gli otto clandestini non temevano affatto che i rumori e le grida potessero essere udite all'esterno; infatti: <<Dussel s'è rimesso a fare il dentista [...] la signora Van Daan fu la prima ad assoggettarsi alle cure. [...] Dussel cominciò a raschiare un buchino. Ma... neppur da pensarci. La signora si dibatteva, urlava (per quanto poi si può urlare con uno strumento di quel genere in bocca) [...] A forza di tirare, dar calci, strillare e chiamare, la signora riuscì finalmente a togliere il raschietto>>.

Tutto ciò si commenta da solo, infatti anche se si ipotizza che Anna sia stata un po' esagerata nella sua descrizione (nonostante tutti i tentativi per diminuire la gravità di ciò che accadeva), é ovvio che le grida della signora Van Daan, per quanto potessero essere attenuate dal fatto che aveva un raschietto infilato in un dente, non potevano non essere udite all'esterno, o nel magazzino(23). Inoltre, dato che quelle urla strozzate potevano benissimo essere scambiate per le grida di una persona vittima di un'aggressione o di un malore, avrebbero potuto allarmare i vicini, i quali avrebbero chiamato la polizia, che facendo irruzione in casa avrebbe trovato una bella sorpresa. E' quindi difficile credere che nelle loro condizioni gli otto ebrei abbiano ritenuto opportuno correre un rischio di quel genere. Dunque questo episodio contrasta con la storia del nascondiglio segreto.

Per concludere va ancora una volta notato che la reazione di chi assiste alla scena é a dir poco sconcertante; la stessa Anna infatti definisce tale episodio ridicolo e non sconsiderato, come sarebbe stato logico.


Martedì, 22 dicembre 1942


In questa lettera si apprende che il signor Dussel innervosisce Anna <<quando accende la luce tanto presto e si mette a far ginnastica>>. Quindi anche il signor Dussel non osserva la logica precauzione di non accendere la luce.


Sabato, 27 febbraio 1943


Questa é una lettera di straordinaria importanza; infatti si apprende che: <<Una mattina il nuovo proprietario venne con un architetto a prender visione della casa. Fortunatamente c'era Koophuis, che gli fece vedere tutto, salvo il nostro alloggio segreto. Disse di aver dimenticato a casa la chiave della porta di comunicazione. Il nuovo proprietario non chiese altro>>.

La scusa inventata da Koophuis per impedire al nuovo proprietario di visitare l'alloggio segreto é a dir poco assurda. Infatti non si capisce di quali chiavi esso parli, ma soprattutto di quale porta, dato che nella lettera del 21 agosto 1942 si legge che <<Il signor Kraler ha infatti creduto opportuno di collocare uno scaffale dinanzi alla nostra porta d'ingresso [...], ma naturalmente si tratta di uno scaffale girevole che si apre come una porta>>(24). Visto che non si può certo aprire uno scaffale come una porta, non si capisce come sia possibile che il nuovo proprietario beva una scusa simile, e ci si chiede come mai nemmeno l'architetto noti qualcosa di strano nel vedere uno scaffale situato su di un pianerottolo.

Resta inoltre da spiegare come é possibile che una persona acquisti una casa senza prendere prima visione di tutte le stanze che la compongono; infatti il nuovo proprietario non fa intendere che sarebbe tornato, ne tale ritorno é riportato nelle pagine successive del diario.

Questo episodio é quindi molto strano, e pone dei seri dubbi sulla reale esistenza della "porta scaffale" e di tutta la vicenda del nascondiglio segreto.

Questi dubbi sono ulteriormente rafforzati dal fatto che Anna non dedica che pochi righi all'intera vicenda, senza spendere nemmeno una parola per descrivere l'angoscia e la paura provata da lei e dagli altri mentre il signor Koophuis mostrava la casa al nuovo proprietario, o quando, arrivati davanti alla porta scaffale, gli raccontava la scusa della chiave. Tutte cose che non possono passare in secondo piano, al punto da non menzionarle affatto, soprattutto perché in un'occasione altrettanto angosciante Anna si comportò diversamente, descrivendo accuratamente la sua paura e quella degli altri(25).

Si avverte quindi la presenza di due diverse Anna; una superficiale e un'altra più attenta e più cosciente delle proprie emozioni(26) .


Mercoledì, 10 marzo 1943


Anche questa é una lettera di straordinaria importanza, perché in essa si incontra una delle contraddizioni più chiare fra quelle presenti in tutto il diario. Si legge infatti: <<Una notte la signora credette di sentir dei ladri passeggiare in solaio, ed ebbe tanta paura che svegliò suo marito. Proprio in quel momento i ladri scomparvero. [...] -Oh, Putti (soprannome del signor Van Daan), hanno certamente portato via le salsicce e i fagioli>>. A questo punto al lettore attento non può non sfuggire il fatto che per arrivare al solaio bisogna per forza passare per la porta dell'alloggio segreto (vedi piantina), ovvero i ladri avrebbero dovuto aprire uno "scaffale", che per altro poteva essere aperto solo dall'interno(27).

Però quello che più preoccupa la signora Van Daan é salvare le salsicce e i fagioli, senza considerare il piccolo particolare che se i ladri erano arrivati in solaio sarebbero dovuti passare davanti al suo letto, scoprendo quindi il loro nascondiglio.


Martedì, 13 luglio 1943


Da questa lettera si apprende che <<Nelle nostre camere comuni c'è troppo trambusto nel pomeriggio>>, fino al punto da non permettere ad Anna di lavorare. E' importante sottolineare che il trambusto avveniva di pomeriggio e che quindi in quelle ore presumibilmente non c'era nessuno a lavoro ai piani inferiori. Ci si chiede quindi quale fosse l'orario lavorativo dei garzoni dell'ufficio.


Giovedì, 29 luglio 1943


In questa lettera si legge qualcosa che non può non essere definito sconvolgente. Alla fine della lettera compare infatti la frase seguente:<<P.S. Chi legge voglia tener presente che quando questo racconto fu scritto la scrittrice era ancora in collera!>>.

Questa precisazione appare veramente assurda, se si pensa che quello che si sta leggendo é un diario, che Anna scrive per se stessa e non per pubblicarlo. Anna infatti nella lettera del 11/05/1944 ci informa della sua intenzione di <<pubblicare un libro intitolato Het Achterhuis>> e che il suo diario le sarebbe stato <<di aiuto>>(28). Quindi Anna non vuole affatto pubblicare il suo diario, ma soltanto utilizzarlo per scrivere un libro. Questa precisazione appare quindi non inerente al testo, ma é probabile che sia stata aggiunta in un secondo momento, per giustificare le parole poco rispettose che Anna rivolge alla signora Van Daan nel corso della lettera. Se questo fosse vero potremmo pensare (ed in realtà ne abbiamo la certezza) che il diario ha probabilmente subito delle modifiche anche in altre parti.


Mercoledì, 4 agosto 1943


Anna ci fa una descrizione accurata di cosa accadeva la notte nell'alloggio segreto, dalla quale emergono alcuni fatti sconcertanti che non possono non offendere l'intelligenza di chi legge. Infatti si afferma che per prepararsi per la notte <<Si spostano sedie, si rovesciano letti, si ripiegano coperte; niente resta dove deve essere di giorno [...] Nella stanza accanto si sente un tremendo fracasso: é la branda di Margot che si apre>>.

Quest'ultima affermazione conferma l'ipotesi che i rumori passassero facilmente attraverso i muri, e quindi potevano anche arrivare all'orecchio dei vicini. Ma i rumori passavano anche da un piano all'altro; infatti: <<Sopra sembra che tempesti: ma é soltanto il letto della signora, che viene spinto presso la finestra per far entrare un po' d'aria frizzante nel nasino di Sua Altezza dal pigiama rosa>>. Tale operazione, fatta di notte, non sembra essere molto opportuna, infatti spingere un letto provoca un rumore inconfondibile, che non può essere scambiato per il fruscio del vento. Se si pensa poi che veniva ripetuto ogni sera, si capisce che esso avrebbe rappresentato una prova schiacciante sulla presenza di persone in quella casa. Se non bastasse il rumore veniva effettuato vicino alla finestra, per giunta aperta (cosa certa, altrimenti l'aria frizzante non sarebbe potuta entrare), e quindi si sarebbe diffuso chiaramente nell'ambiente circostante. Inoltre questa affermazione contrasta con quanto scritto nella lettera del 11/07/1942, in cui Anna ci riferisce che suo padre aveva provveduto ad oscurare le finestre; infatti da quanto si é letto si vede che le finestre venivano tranquillamente aperte.

Più avanti si legge: <<Ore dieci: Spengo il lume e buona notte. Per un quarto d'ora si sente ancora nella casa il fracasso dei letti e il sospiro delle molle sconquassate, poi tutto é quieto, almeno se i coinquilini del piano superiore non litigano stando a letto>>.

Questo ci dimostra come ogni sera fino alle 10 la luce restava accesa e che fino alle 10:15 circa nella casa si sentivano ancora rumori.

<<Ore undici e mezza: la porta della camera da bagno cigola>>. Ci chiediamo perché nessuno l'abbia oliata, o si sia alzato a chiuderla.

<<Ore sei e tre quarti: trrr... lo svegliarino>>.

Quest'ultima cosa é assolutamente assurda, infatti se ci si vuole nascondere non si può continuare a mettere la sveglia; infatti il suono della sveglia é inconfondibile, e non sarebbe sfuggito all'orecchio di un vicino. Ma é ancor più assurdo se si pensa che la sveglia non suona solo alle sei e tre quarti, ma <<a qualunque ora del giorno>> incontrollatamente, quindi anche nelle ore in cui i garzoni lavoravano nel magazzino(29).


Giovedì, 5 agosto 1943


Anna prosegue il racconto iniziato il giorno precedente, passando alle ore diurne: <<Mezzo giorno e mezza: Tutti tirano il fiato: i garzoni del magazzino sono andati a casa. Sopra sento la signora che passa l'aspirapolvere sul suo unico e bel tappeto>>.

Ricordando le dimensioni e il rumore che fa un aspirapolvere, vengono subito alla mente due interrogativi:

1) i garzoni erano andati via, ma probabilmente anche le strade erano deserte, e i vicini avevano delle importanti commissioni da fare in città, altrimenti non si spiega come mai nessuno abbia sentito il rumore dell'aspirapolvere.

2) non sembra affatto che un aspirapolvere sia la cosa più utile da portarsi dietro quando si scappa via di casa. La signora Van Daan probabilmente preferisce lasciare a casa tre coperte pesanti, ma all'aspirapolvere non ci rinuncia, e non rinuncia nemmeno al suo tappeto. L'unica giustificazione per questo comportamento é che... all'arrivo delle SS la signora Van Daan non vuole che la casa sembri spoglia, e soprattutto impolverata.


Venerdì, 29 ottobre 1943


<<I due coniugi hanno avuto un altro sonoro litigio. [...] Non puoi immaginarti come quei due gridavano, pestavano i piedi, s'insolentivano. Facevano paura [...] Tutte quelle grida, quei pianti e quel nervosismo mi mettono in un tale stato di tensione che la sera vado a letto piangendo>>.

Tutto questo non ha bisogno di commenti.


Giovedì, 11 novembre 1943


Anna afferma di aver gettato, come era consueta fare, <<lo sporco e i fagioli marci [...] nella stufa>>, ottenendo <<una enorme fiammata>>. Non viene riportato però che il fumo sviluppatosi, soprattutto dalla combustione dei legumi, avrebbe potuto insospettire qualcuno; infatti é abbastanza logico che se da un camino esce del fumo la casa é abitata.

E' alquanto strano che gli otto rifugiati abbiano giustamente rinunciato a gettare fuori casa la spazzatura per non destare sospetti, e non si siano preoccupati del fatto che bruciare la spazzatura avrebbe provocato dei sospetti ancor più grossi. Inoltre non viene spiegato dove venisse depositata la cenere che inevitabilmente si produceva; é impensabile che la mettessero in salotto, anche perché nei due anni di permanenza nell'alloggio segreto avrebbero sicuramente riempito la casa di sacchi pieni di cenere. E' altrettanto sicuro che non la potevano gettare fuori casa, in quanto se fosse stato possibile avrebbero gettato direttamente i rifiuti senza incenerirli prima.


Giovedì, 03 febbraio 1944


Anna in questa lettera ci fa la "lista delle provviste": <<Le nostre 60 libbre(30) di farina non ci basteranno, ne ordineremo un'altra. [...] abbiamo ancora in casa 60 libbre di fagioli e 10 di piselli. e non dimenticate le 50 scatole di verdure! [...] Dieci scatole di pesce, 40 di latte condensato, 10 chili di latte in polvere, 3 bottiglie d'olio, 4 barattoli di burro, altrettanti di carne, 2 fiaschi di conserva di fragole, 2 di lamponi, 20 di pomodori, 10 libbre di fiocchi d'avena, 8 di riso. E' tutto qui.>>.

Appare quindi vergognoso il fatto che questi otto ebrei si ritenessero perseguitati ed afflitti dal problema del cibo(31), quando la maggior parte della popolazione (non solo olandese) durante la seconda guerra mondiale moriva letteralmente di fame(32). La vergogna si tramuta in vero disgusto quando si nota che accanto a cose necessarie come i legumi, l'olio, la farina, ci sono anche ben 2 fiaschi di conserva di fragole, 2 di lamponi e 10 libbre di fiocchi d'avena., tutte cose molto utili, che vanno ad aggiungersi all'utilissima aspirapolvere della signora Van Daan.


Più avanti si legge: <<Quando giungerà il momento, metteremo di guardia due vedette, una nella soffitta verso strada e una nella soffitta verso corte>>. Cosa questa che ci conferma che come misura precauzionale, fino a quel momento, non era stata messa nessuna vedetta per controllare la presenza di eventuali pattuglie delle SS nelle vicinanze della casa, a caccia di ebrei nascosti.


Sempre in questa lettera Anna ci informa che <<il carbone e la legna da ardere sono sufficienti, e anche le candele>>. A questo punto ci si chiede dove venissero conservate tutte queste cose in un alloggio sovraffollato come quello in cui vivevano gli otto clandestini.


Lunedì, 14 febbraio 1944


<<Domenica sera sedevamo tutti presso la radio, salvo Pim e io, ad ascoltare l'immortale musica dei maestri tedeschi>>.


Mercoledì, 23 febbraio 1944


Anna ci racconta che stette a guardare Peter <<per tutto il quarto d'ora che spaccò legna>> in soffitta, e ogni tanto <<guardavo anche dalla finestra aperta>>.

Due sono le cose che lasciano sconvolti; la prima é che é evidente che spaccar legna é un lavoro tutt'altro che silenzioso. Seconda cosa é che é da matti effettuare questa operazione con la finestra aperta; infatti in questo modo i rumori si diffondono all'esterno ancor più chiaramente, e si rischia anche di essere scorti dall'esterno. La finestra era infatti aperta, e priva della copertura dei teli, altrimenti Anna non avrebbe potuto guardar fuori.


Domenica, 27 febbraio 1944


In questa lettera Anna ci fa capire come a volte l'angoscia e la depressione la assalivano, ma essa reagiva e <<nascondo quello che realmente sento, mi sfogo a versare padelle d'acqua e faccio un tal baccano che tutti vorrebbero non avermi d'attorno>>.

Pur comprendendo la condizione psicologica in cui si trovava Anna, non si può condividere il suo sfogo; infatti anche se si ricorda che di domenica non ci sono i garzoni nel magazzino, non é accettabile che Anna si esponga a tal punto facendo un rumore così forte. Non é comprensibile neanche la reazione degli altri, i quali non puniscono Anna per tale comportamento.


Lunedì, 28 febbraio 1944


In questa lettera si apprende che Peter <<é salito in soffitta a fare qualche lavoro da falegname. Ogni stridio e ogni colpo mandava in briciole un po' del mio cuore e diventavo sempre più triste>>.

Più che puntare l'attenzione sul fatto che un rifugiato si occupava di lavori tanto rumorosi come quelli di falegnameria, va sottolineata la reazione di Anna, la quale ad ogni stridio ed ogni colpo non impallidisce per la paura di essere scoperta, ma resta quasi inebriata nel vedere il suo Peter che lavora.


Venerdì, 03 marzo 1944


In questa lettera si vede come gli otto rifugiati rischino di essere scoperti, pur di non interrompere la tradizione ebraica di accendere le candele il venerdì sera.

Come si é già detto altre volte la luce delle candele di sera potrebbe essere facilmente vista dall'esterno, e quindi smascherare il loro nascondiglio. E' strano però sentire Anna dire che <<questa sera, guardando le candele accese, mi sentii di nuovo tranquilla e felice. Nella candela io vedo la nonna>>; infatti non é per niente preoccupata dell'ipotesi che la luce potesse essere vista all'esterno, ma immagina la nonna, e non le SS che irrompono nella casa e la portano in un campo di concentramento. E come lei nessuno immagina che quella candela accesa poteva trasformarsi in una fatale "stella cometa" e condurre le SS all'alloggio segreto.


Lunedì, 06 marzo 1944


<<Ieri, nel lavarmi i capelli, ho fatto molto chiasso>>.


Martedì, 14 marzo 1944


Questa é una delle lettere più significative di tutto il diario. In essa più che in altre é visibile il contrasto esistente tra le condizioni in cui avrebbero dovuto vivere gli otto ebrei in qualità di rifugiati, e il loro effettivo comportamento. Si legge infatti :<<in questo momento, siccome negli uffici c'è la donna della pulizia, sono seduta al tavolo di Van Daan e mi premo contro la bocca e il naso un fazzoletto imbibito di un buon profumo [...] Il nostro pranzo di oggi é una purea di cavoli in conserva, donde la misura protettiva del fazzoletto. E' incredibile quanto possano puzzare i cavoli, se sono vecchi di un anno. La stanza odora di un misto di prugne marce, di forti disinfettanti per conserve e di uova putrefatte>>.

Per poter esaminare correttamente questa lettera bisogna puntare l'attenzione principalmente su due cose:

1) in casa c'era la donna delle pulizie,

2) nell'alloggio segreto c'era un forte odore di cavoli.

Se a questo punto chiedessimo il parere di una casalinga in merito all'odore dei cavoli, essa ci direbbe subito che é uno degli odori più forti che si sviluppano in cucina. Esso infatti si espande velocemente per tutta la casa, ed é così nauseante che lo si sente anche ad una certa distanza dal luogo in cui ha avuto origine.

Appare quindi molto difficile pensare che la donna delle pulizie, la quale era presente nell'attimo in cui nell'alloggio segreto c'era l'odore dei cavoli non abbia sentito niente.

Il fatto che la donna delle pulizie fosse presente "in quel momento" ci é suggerito dal comportamento di Anna, la quale preme contro il naso un fazzoletto imbevuto di profumo, che essa stessa definisce una misura protettiva contro l'odore dei cavoli.

Sembra inoltre difficile pensare che nessuno nell'alloggio segreto abbia dato il giusto peso a tale circostanza, preoccupandosi di come non sentire quell'odore e non di come non farlo sentire alla donna delle pulizie.


Mercoledì, 15 marzo 1944


Anna in questa lettera conferma il pericolo che i vicini potevano udire i loro rumori; infatti afferma che :<<dovremo starcene zitti e fermi perché i vicini non ci odano>>, parole queste che danno un'ulteriore prova dell'esistenza dei vicini, che nella lettera del 11/07/1942 veniva abilmente nascosta.


Lunedì', 27 marzo 1944


In questa lettera si apprende che <<la radio sta aperta fin dalla mattina presto e la si sente ogni ora, fino alle nove, le dieci, o anche le undici di sera>>.

Ancora una volta si vede che gli otto ebrei non si preoccupassero della possibilità che i garzoni potessero udire la radio, o che qualcuno di notte si accorgesse di essa. Viene quindi a cadere la storia che non potevano muoversi durante il giorno per evitare di essere sentiti.


Mercoledì, 29 marzo 1944


Anche questa é senza dubbio una lettera molto interessante per la nostra analisi, perché dimostra il fatto che tutti gli abitanti dell'alloggio segreto, erano a conoscenza dell'esistenza del diario di Anna, e fornisce la giusta chiave di lettura per capire l'intera vicenda raccontata nel diario, e per spiegare tutti i fatti anomali che fino ad ora e in seguito sono stati e saranno esposti.

Due quindi sono i fatti importanti che emergono da questa lettera: tutti conoscevano l'esistenza del diario; infatti si legge che <<ieri sera il ministro Bolkestein(33) disse alla radio Orange(34) che dopo la guerra si farà una raccolta di lettere e di diari di questa guerra. Naturalmente tutti mi volarono addosso, per quello che sto scrivendo io>>. E' da sottolineare il fatto che Anna usi l'avverbio naturalmente per definire il comportamento, degli altri compagni, a sottolineare il fatto che non nascondeva a nessuno che stesse scrivendo un diario.

Inoltre Anna ci racconta che siccome durante la guerra si sono verificati <<furti e scassi in quantità [...] Nessuno osa lasciare la casa per cinque minuti, perché mentre sei via se ne va anche la tua roba>>. La discussione del primo e del secondo punto sono riportate nella parte seconda.


Martedì, 11 aprile 1944


In questa lunga lettera vi sono molti particolari importanti.

La cosa più importante che emerge da questa lettera é la reazione degli otto ebrei alla venuta dei ladri, infatti <<stavano forzando la porta del magazzino. In un batter d'occhio il babbo, Van Daan, Dussel e Peter scesero sotto>>.

Questa reazione é a dir poco sconsiderata; infatti se la vera paura degli otto ebrei fosse stata quella di essere scoperti non sarebbero mai scesi sotto, ma avrebbero cercato di fare meno rumore possibile, sperando che il trucco della porta scaffale funzionasse. Essi invece scesero, e come dice Anna, scesero in un batter d'occhio, quindi senza nessuna esitazione, come se quella fosse la cosa più logica da fare nella loro condizione. Ne Peter, ne Otto Frank, ne gli altri pensarono che quelli che Anna chiama con sicurezza ladri potevano essere gli agenti della Gestapo. Comunque anche se fossero stati veramente dei ladri, il farsi vedere da loro avrebbe potuto segnare la fine per gli otto ebrei; in quanto altre persone sarebbero venute a conoscenza del loro segreto.

Come é già accaduto altre volte troviamo la conferma che di sera nell'alloggio segreto veniva accesa imprudentemente la luce; infatti <<alle dieci, passi sulla scala: entrò papà [...] spegnete la luce>>.

Più avanti, riferendosi alla possibilità che le SS facessero irruzione nell'alloggio segreto, Anna scrive:<<Allora troveranno anche il diario di Anna, aggiunse il babbo. Bruciatelo propose il più pauroso di tutti>>. In queste due righe Anna fa luce su un fatto di straordinaria importanza, cioè che il signor Otto Frank era a conoscenza dell'esistenza del diario, contrariamente a quanto afferma nella versione ufficiale del ritrovamento del diario.

Le conseguenze che questo fatto ha sugli sviluppi di quest'analisi saranno trattate più ampiamente nella parte seconda.

Continuando a leggere la lettera si viene a conoscenza di un fatto sconcertante; Henk incontrando il verduriere gli racconta che nella notte erano venuti i ladri in casa, e questi gli confessa di essere a conoscenza del fatto e che <<ieri sera passavo con mia moglie davanti alla vostra casa e vidi un buco davanti alla porta. Mia moglie voleva entrare, ma io guardai dentro con la lampadina e i ladri scapparono via. Per maggior sicurezza non ho telefonato alla polizia, pensando che nel caso vostro fosse meglio star zitti. Non so nulla, ma m'immagino tante cose>>.

Con queste parole il verduriere avvalora l'ipotesi che altre persone potevano essere a conoscenza del segreto degli otto clandestini. Ci si potrebbe chiedere come mai le "feroci SS", che giravano per le strade a caccia di ebrei, non riuscirono a scoprire quello che il "fantasioso" verduriere aveva intuito.

* * * *

In seguito agli ultimi avvenimenti, Anna ci racconta che finalmente vennero prese delle precauzioni :<<Questa storia ha prodotto alcuni cambiamenti nella nostra vita. D'ora innanzi il signor Dussel non passerà più la sera nell'ufficio di Kraler, ma in camera da bagno. Alle otto e mezza e alle nove e mezza Peter andrà a controllare la casa; la finestra di Peter non rimarrà più aperta di notte. Al gabinetto, dopo le nove e mezza, non si potrà più tirare l'acqua>>.

Da queste disposizioni emergono molti particolari sul modo con cui vissero gli otto clandestini fino a quel momento:

  • il signor Dussel passava tutte le sere fuori dall'alloggio segreto. Comportamento questo molto imprudente, come afferma anche Kraler :<<Kraler ci ha rimproverato la nostra imprudenza. Anche Henk dice che in un caso simile non dovremmo mai scendere sotto. Dobbiamo ricordarci che siamo dei clandestini>>.
  • Per un anno e dieci mesi nessuno era stato preposto al controllo della casa,
  • la finestra di Peter era stata lasciata aperta per quasi due anni.

La cosa più incredibile é che gli otto ebrei camminavano lentamente per non fare rumore, non buttavano la spazzatura, avevano tappato tutte le finestre con dei teli, si imbottivano di codeina per non tossire, parlavano sotto voce, ma nonostante ciò dopo essersi recati al bagno tiravano l'acqua. Tutto ciò é, ancora una volta, offensivo per l'intelligenza di chi legge. Inoltre non essendo specificato se le nove e mezza erano di mattina o di sera, possiamo, nella migliore delle ipotesi, ritenere che fossero le nove e mezza di mattina. Se così é, risulterebbe che alle otto e trenta, alle nove e alle nove e venti l'acqua poteva essere tirata. In queste ipotesi l'unico modo affinché i garzoni non sentissero il rumore dello sciacquone é che il loro orario lavorativo iniziasse alle dieci(35). Siccome dalla lettera del 13/07/1943 si é desunto che i garzoni quasi sicuramente non lavoravano nel pomeriggio, cioè terminavano di lavorare pressappoco alle 14:00, ne deriverebbe un orario lavorativo di sole 4 ore (dalle 10:00 alle 14:00). Ovviamente tale orario é decisamente assurdo, (anche perché sicuramente i garzoni lavoravano anche di pomeriggio). Questo episodio dimostra che molte delle cose che, come ci viene riferito, si svolgevano quando in casa non c'erano estranei, in realtà venivano effettuate liberamente, senza nessun problema. Altrimenti si é costretti, come in questo caso, a tirare delle conclusioni assurde(36).

Si ritiene quindi che tutta questa parte é stata molto probabilmente aggiunta in un secondo momento, per rendere più credibile il racconto della venuta dei ladri.


Venerdì, 14 aprile 1944


Nonostante le disposizioni prese Anna riferisce che <<Qui nell'alloggio segreto non c'è nessuno che dia il buon esempio>>.

Questa affermazione conferma quanto detto nella lettera precedente, cioè che non furono mai prese delle disposizioni precauzionali.


Sabato, 13 maggio 1944


In questa pagina affiora la "sofferenza" provocata dalle "ristrettezze" a cui dovevano sottostare gli otto clandestini; infatti <<ieri era il compleanno di papà e l'anniversario delle nozze di papà e mamma [...] Papà ha ricevuto in regalo [...] un'enorme scatola splendidamente presentata e contenente tre uova, una bottiglia di birra, una di yogurt e una cravatta verde. In paragone, il nostro vasetto di sciroppo era alquanto meschino. Le mie rose hanno un profumo delizioso diversamente dai garofani di Miep ed Elli [...] Sono arrivate cinquanta paste; che bellezza! Il babbo ha offerto pan pepato, birra ai signori e yogurt alle signore>>.

E' molto interessante notare come coloro che nella lettera del 03/05/1944 erano costretti a <<pranzare alle undici e mezza>> per <<risparmiare un pasto>> e <<a pranzo, abbiamo avuto dell'insalata cotta, marcia. Insalata cotta e cruda, spinaci e nient'altro. Per contorno, patate guaste>> adesso, a distanza di dieci giorni, mangiano delle paste e bevono birra e yogurt. Il tutto a dispetto dell'aumento dei prezzi raccontato nella lettera del 06/05/1944, cioè di soli tre giorni prima.

L'ultima cosa é una semplice curiosità: a che cosa serviva al signor Otto Frank una cravatta nuova, visto che non poteva uscire di casa?



Giovedì, 25 maggio 1944


In questa lettera viene riportata la notizia dell'arresto del verduriere, perché nascondeva in casa due ebrei. Il fatto clamoroso é che gli otto rifugiati nell'apprendere la notizia, oltre ad essere giustamente dispiaciuti per quell'uomo e per i due ebrei, erano soprattutto preoccupati del fatto che da quel momento non avrebbero più potuto mangiare troppe patate, e non temevano affatto che il verduriere li potesse tradire.


Martedì, 13 giugno 1944


Anna compie quindici anni e ci fa l'elenco dei regali che ha ricevuto :<<una sottoveste, due cinture, un fazzoletto, due bottiglie di yogurt, un barattolo di marmellata, un pan pepato, un libro di botanica. Un braccialetto [...] fiori di pisello [...] confetti e quaderni [...] il libro di Maria Theresia e tre fette di formaggio grasso [...] Da Peter un bel mazzo di peonie; il povero ragazzo si é dato molto attorno per trovare qualcosa, ma non é riuscito a nulla>>.

E' interessante notare che tra tutti questi regali non c'è nemmeno una delle cose di cui Anna aveva bisogno. Infatti nella lettera del 31/05/1944 aveva scritto che <<Mi dolgono i piedi. Non ho abiti leggeri>>. Invece le vengono regalate marmellata e yogurt, cose che in tempo di guerra sono quasi impossibili da trovare per chiunque, figuriamoci per degli "ebrei perseguitati".

Rileggendo l'elenco dei regali viene da domandarsi dove Peter abbia cercato il regalo per Anna, cioè quel "darsi molto attorno" ha il significato di girare per casa o forse per il paese? Tenuto anche presente che le peonie... non crescono in soffitta.


Sabato, 08 luglio 1944


Con questa lettera si conclude la parte prima.

Essa rappresenta la giusta conclusione di questa prima parte; in essa si legge che <<Attraverso le tendine non si può guardar dentro, ma quei discorsi ad alta voce e quelle porte che sbattevano mi facevano rabbrividire. Non siamo più dei clandestini? Mi balenò per la mente; avevo la sensazione che potessimo nuovamente mostrarci in pubblico>>. Riprendendo le parole di Anna ci chiediamo anche noi se effettivamente gli otto ebrei siano mai stati dei clandestini.


PARTE SECONDA


Le conclusioni che cercheremo di trarre vogliono essere soltanto il frutto del buon senso e dell'esigenza di fare chiarezza su un punto fondamentale della nostra storia. Non si intende, infatti, gettare del fango sulla memoria di Anna Frank, ma si cerca soltanto di dimostrare che in tutti questi anni il suo diario é stato usato in modo improprio, variandone il contenuto. Si intende quindi rendere giustizia alla memoria di Anna Frank, troppo spesso strumentalizzata da una spietata propaganda.

Per prima cosa si cercherà di far luce sulla paternità dell'opera, basandosi su alcuni punti analizzati nella parte prima.

La versione ufficiale sul ritrovamento del diario dice che il 4 agosto 1944 la polizia tedesca fece irruzione nell'alloggio segreto, conducendo gli otto ebrei in campi di concentramento tedeschi od olandesi(37). Inoltre l'alloggio venne perquisito e saccheggiato dalla Gestapo. Successivamente in un mucchio di vecchi libri, riviste e giornali adagiati per terra, Miep ed Elli trovarono il diario, e lo consegnarono al signor Frank, unico superstite della sua famiglia.

Il signor Frank afferma di essere venuto a conoscenza dell'esistenza del diario in quell'occasione, e di esserne restato talmente colpito che nel leggerlo non riuscì a trattenere le lacrime.

In seguito decise di pubblicare il diario interamente, escludendo solo alcune parti di scarso interesse per il lettore, o che sarebbero risultate offensive per qualcuno.

Da quel momento il diario é chiuso in una cassetta di sicurezza in Svizzera, e non é mai stato mostrato al pubblico(38). Analizzando bene il racconto del signor Frank si scorgono alcuni punti dubbi:

  • appare molto strano che gli uomini della polizia tedesca saccheggino l'intero locale, lasciando tra le poche cose anche il diario. Infatti erano sicuramente a conoscenza dell'iniziativa del ministro Bolkestein di fare una raccolta di tutte le lettere e i diari scritti durante la guerra, che testimoniassero la barbarie nazista; é quindi inspiegabile che i crudeli nazisti lasciassero sul pavimento la testimonianza della propria crudeltà. Non é sostenibile l'ipotesi che il diario si salvò in quanto non fu trovato dalle SS, perché il fatto che si trovasse per terra dimostra che fu trovato e accantonato insieme alle cose che non avevano valore.
  • Otto Frank dichiara di non essere mai stato a conoscenza dell'esistenza del diario. Questo é assolutamente falso, come é stato dimostrato ampiamente nella parte prima(39). Comunque sarebbe stato quasi impossibile che un genitore, che viveva ventiquattro ore su ventiquattro con la figlia in un alloggio piccolissimo, e che per giunta le aveva regalato il diario, non si accorgesse che la figlia lo stava scrivendo.
  • Il signor Frank dichiara di aver pubblicato per intero il diario, tranne alcune parti di scarso interesse per il lettore e quelle che potevano rivelarsi offensive per qualche persona. Ammesso che ciò sia vero, il signor Frank dovrebbe rileggere la lettera del 14 giugno 1944, nella quale Anna definisce la signora Van Daan come <<nota per la sua poca intelligenza, o meglio, posso dire tranquillamente per la sua stupidità>>, e poi continua con altri gentili apprezzamenti verso la signora; per non parlare delle numerose lettere in cui offende la madre, dichiarando apertamente di non sopportarla. Inoltre come è possibile che, se solo alcune parti sono state omesse, perché di scarso interesse per il lettore, solo alcuni anni dopo venne pubblicato un gran numero di racconti attribuiti ad Anna Frank, ovvero la collezione di fiabe "Ti ricordi?"?(!!!) Alcuni hanno ipotizzato che i passaggi omessi trattavano argomenti sul sesso. Eppure il Diario contiene tratti nei quali l'argomento sesso è ampiamente dibattuto e che hanno sicuramente giocato un ruolo importante nel successo del diario. Quindi perché non pubblicare la versione integrale? A meno che la ragazza, nei passi soppressi, non scivolasse in dettagli oscenamente perversi, non si vede per quale motivo non si potrebbe pubblicarli. Va in ultimo rilevato che il "Diario" di Anna Frank contiene tutta una serie di pensieri turpi che assolutamente non possono appartenere ad una ragazza di quell'età (e, soprattutto, di quell'epoca)(40): tutto fa supporre che certe riflessione siano state aggiunte da chi si sforzava di pensare come una ragazzina; ma che non lo era. In realtà i passi osceni e le turpitudini sono servite oltre che per far vendere di più il "Diario"; anche per finalità di riduzione delle nascite, tramite la corruzione dei costumi, troppo complesse per poter essere trattate in poche righe.

Questi sono tre dei punti che non convincono nel racconto del signor Frank. Se si volesse dimostrare la sua buona fede si potrebbe dire che egli non possiede una buona memoria, che le SS non si accorsero che quello che avevano trovato era un diario, e che le parti che sono state tagliate riportano considerazioni ancor più offensive di quelle riportate. Queste giustificazioni però non convincono e ci si chiede perché il signor Otto Frank abbia avuto questo vuoto di memoria e quale é il reale motivo che lo abbia spinto a tagliare certe parti e non altre.

Il primo di questi interrogativi sembra non avere una risposta, non si capisce infatti che vantaggio abbia avuto il non ammettere di essere a conoscenza dell'esistenza del diario. Forse in questo modo sperava di dimostrare che Anna nello scriverlo non ricevette nessun condizionamento da parte sua?

Per quanto concerne invece il secondo interrogativo la risposta é molto semplice: le parti che sono state tagliate, contrariamente a quanto ci vuol far credere il signor Frank, erano quelle in cui venivano raccontati avvenimenti che non si adattavano alla storia del nascondiglio segreto. A titolo di esempio si può andare a rileggere l'analisi effettuata sulla lettera del 09/11/1942, in principal modo le conclusioni sull'episodio della malattia del signor Frank.

Come ultima cosa resta da analizzare il motivo che ha spinto il signor Frank a chiudere il diario in una cassetta di sicurezza. Il motivo potrebbe essere quello di proteggerlo da eventuali attentati nazisti, ma se si legge attentamente il diario si capisce che il vero motivo é quello di nasconderlo alla vista della gente.

Nella lettera del 11/11/1943 si apprende che la penna stilografica con la quale Anna scriveva ogni cosa era andata perduta, e quindi sostituita da quel momento con un'altra. Sarebbe quindi interessante andare a confrontare la pagine del diario scritte prima e dopo quella data. Infatti non esistono due pennini che lasciano la stessa traccia.

E' forse questo che preoccupa il signor Frank o c'è qualcosa di più grosso?

Come é già stato fatto notare nella parte prima, in tutto il diario si alternano vari stili di scrittura. Questa diversità, unita al fatto che non si sa con certezza se il diario é stato scritto su uno o più quaderni, avvalora l'ipotesi dell'esistenza di più diari. Anna quindi non sarebbe affetta da continui sdoppiamenti di persona, ma sono effettivamente più persone che parlano nel diario; una delle quali potrebbe essere Margot(41), più grande di Anna e quindi con lo stile di una persona più matura.

Ci troveremmo quindi di fronte non al diario di Anna Frank, ma all'unione di più diari.

Se le sorprese finissero qui si andrebbe ancora bene, perché avremmo tra le mani una macedonia di diari, ognuno dei quali originale, e che raccontano episodi realmente accaduti. Ma purtroppo c'è di più.

Alla luce di quanto detto finora e supportati dalle analisi fatte nella parte prima, cercheremo di rielaborare l'intera vicenda del nascondiglio segreto.


* * * *


Se si va ad analizzare il comportamento degli otto ebrei , si nota che essi non cercano per niente di evitare i rumori, come Anna cerca invece ripetutamente di farci credere. Inoltre molti aspetti del loro modo di vivere non sembrano coincidere con la realtà di chi cerca di nascondersi. Come ad esempio le loro abitudini notturne, il cibo che mangiano, la libertà di cui sembrano godere; sono tutte cose che non convincono.

Si potrebbe contestare persino la scelta del rifugio. Infatti il signor Frank porta la propria famiglia a nascondersi in una casa (che era, lo ricordiamo, casa sua) dove é presente un magazzino e degli uffici. Un luogo poco sicuro per almeno due motivi:


1) nel magazzino lavoravano due garzoni, i quali avrebbero potuto benissimo udire dei rumori e denunciarli. Infatti nella lettera del 16 settembre 1943 si apprende che <<Un altro fatto che non ci rallegra é che uno degli uomini del magazzino, v.M., comincia a nutrire qualche sospetto circa l'alloggio segreto>>. Inoltre essi conoscevano molto probabilmente l'intero edificio, e quindi si sarebbero accorti della scomparsa di una parte della casa e del fatto che una porta era stata coperta con uno scaffale; considerando che uno dei due garzoni <<era un tipo malfido, curiosissimo e poco facile da menar per il naso>>(42). Oltre ai due garzoni anche la donna delle pulizie avrebbe potuto scoprirli, udendo dei rumori, o anch'essa notando la scomparsa di un pezzo della casa... visto che non doveva più pulirlo...


2) la polizia tedesca perquisiva tutti i magazzini, per scovare eventuali depositi di armi o di merci di contrabbando.

Lo stesso trucco della porta scaffale per rendere più sicuro l'alloggio segreto non convince. Infatti é molto difficile accettare il fatto che nessuno si accorgesse che un'intera ala della casa era stata eclissata. Soprattutto dall'esterno é impossibile che nessuno si accorgesse che la casa aveva delle finestre, che poi era impossibile raggiungere dall'interno. Se si guarda la piantina dell'edificio si vede che una finestra dell'alloggio segreto dava sul terrazzo. Quindi dal terrazzo anche l'osservatore meno acuto si sarebbe accorto di tale finestra, tramite la quale avrebbe potuto guardare nell'alloggio segreto e scorgere qualcuno. Si potrebbe contestare questo fatto dicendo che la finestra era stata oscurata con dei teli; comunque é evidente che qualcuno si sarebbe potuto chiedere perché quella finestra era stata coperta, mentre le altre finestre della casa non lo erano.

Fatte queste considerazioni appare chiaro perché nella parte prima l'episodio della visita del nuovo proprietario era stato giudicato assurdo.

Sembra quindi impossibile che queste persone siano riuscite a restare nascoste in quell'alloggio per più di due anni. Se ne conclude che gli otto ebrei non si sono mai nascosti in quell'alloggio, ma che il signor Frank si trasferì nell'edificio che ospitava il suo ufficio solo ed esclusivamente per difendere le proprie merci dal pericolo dei ladri, pericolo che ci viene confermato nella lettera del 29/03/1944.

La storia dell'alloggio segreto é una pura invenzione del signor Frank, nata per rendere credibile l'idea della persecuzione.

Si spiegano così anche i tagli presenti nel diario, perché, come era stato accennato in precedenza, il signor Frank aveva l'esigenza di adattare gli avvenimenti riportati nel diario alla nuova situazione che cercava di mettere in scena, finendo con l'incappare in tutta la serie di contraddizioni che sono state evidenziate in questa discussione. Si spiega quindi perché i clandestini godessero di tutta quella libertà di spostarsi fuori dell'alloggio segreto(43), cosa che il signor Frank ha cercato di mascherare, tagliando o modificando le parti che raccontavano di fatti avvenuti fuori dall'alloggio segreto.

Si riesce anche a comprendere perché nessuno si preoccupava di non accendere la luce, perché, se non ci si nasconde, non si ha motivo di starsene al buio.

Ecco spiegata la reazione di coloro che assistono all'episodio della caduta dei fagioli descritto nella lettera del 9/11/1942. Ecco perché il signor Dussel decide di riprendere a fare il dentista, e perché Anna definisce l'episodio in cui la signora Van Daan si fa curare un dente buffo e non sconsiderato.

Si capisce anche perché nell'episodio della visita alla casa del nuovo proprietario Anna non racconta la sua paura e quella degli altri, semplicemente perché nessuno aveva paura di essere scoperto. E' quindi chiaro perché il nuovo proprietario beva la scusa della chiave, semplicemente perché tale scusa non gli venne mai raccontata, ed egli poté visitare tranquillamente tutto l'edificio.

Prendono senso perfino i rumori notturni descrittici nella lettera del 4/08/1943, e si capisce finalmente perché nessuno si sia deciso ad aggiustare la porta del bagno che cigolava, in quanto non rappresentava per loro nessun pericolo, ma soltanto un sopportabile fastidio. Si capisce perché abbiano conservato l'abitudine di mettere la sveglia, e perché la signora Van Daan continui a passare l'aspirapolvere sul suo tappeto.

Si capisce perché ascoltavano la radio a tutte le ore del giorno, perché Peter spaccava legna, perché le finestre erano a volte chiuse, altre volte aperte, altre ancora oscurate con i teli trasparenti.

E' chiaro perché la donna delle pulizie non abbia sentito l'odore dei cavoli, in quanto tale odore non proveniva dall'alloggio segreto, ma dalla cucina al primo piano.

Si capisce in fine perché potessero tirare l'acqua ogni volta che andavano al bagno.

Senza contare altri argomenti, e ce ne sono molti, non trattati nella prima parte di questo testo, come ad esempio la questione della corrispondenza(44).

Tutto questo rende chiaro ed evidente perché il signor Frank non voglia mostrare l'originale del diario, in quanto dovrebbe piuttosto mostrare gli originali dei diari, con tutte le correzioni e le pagine che ha astutamente tagliato.

Ci si potrebbe a questo punto chiedere quali sono i motivi che hanno spinto il signor Frank a mettere in scena una tale farsa. Ebbene bisogna tener presente che il Diario di Anna Frank si é subito trasformato in un vero e proprio business(45), inoltre non va dimenticato che l'olocausto deve gran parte della sua credibilità a questo "libro", che rappresenta se non la base, una delle assi portanti su cui esso si poggia.

Quindi far luce su questo libro significa far luce su fatti che troppo spesso vengono usati per giustificare alcuni avvenimenti che hanno seguito la fine della seconda guerra mondiale(46).

Ci sentiamo di consigliare, al lettore interessato, lo scritto in assoluto più completo sull'argomento:"IL DIARIO DI ANNA FRANK: UNA FRODE", il cui autore è Ditlieb Felderer.

Tale testo è una vera miniera di notizie, tutte da gustare. La più bella fra tutte le "perline" che ci regala il valente Felderer è rappresentata da degli scritti autografi attribuiti, unanimemente, dagli storici di regime, ad Anna Frank; i quali sono stati scritti a penna biro.

E' un vero peccato per gli sterminazionisti, ma; ahimè; la penna biro fu inventata solo nel 1951! Ben sei anni dopo la morte della nostra eroina!!! Lo scritto di Ditlieb Felderer (testimone di Geova ed antinazista) è, come detto, un'opera assai completa. Ad essa noi abbiamo abbondantemente attinto.


* * * *


Intendiamo concludere queste nostre riflessioni invitando il lettore a cimentarsi personalmente nell'analisi del "Diario" come, ovviamente, di ogni notizia (o documento) che intendono farci credere veritiera.

Solo aumentando il nostro senso critico potremo difenderci dalla propaganda del regime.


APPENDICE A


Confronto fra le versioni del ritrovamento del Diario di Anna Frank riportate dall'enciclopedia giudaica del 1974

Versione originale(47)


Children's Literature: Vol 5 Pag. 448

After the war, the diary was found by her father and published.


Anne Frank: Vol 7 Pag.54

Diary, found by the gentile friends immediately after the family's arrest.


Question and answers:

Frank Anne, Diary of: Yearbook Pag 406

QUESTION: We have found a contradiction in the Encyclopedia Judaica in regard to who found the original copy of The Diary of Anne Frank. In volume 5:448, it is stated that the diary was found by her father and subsequently published. In volume 7:54, it is stated that it was found by gentile friends immediately after the family's arrest.

The epilogue in the copy of The Diary of Anne Frank in aur congregational library states that it was discovered by two person, Miep and Elli we would appreciate knowing which statement is correct.

ANSWER: We are grateful to you for pointing out this contradiction.

I have to inform you that the statement in the article "Anne Frank" to the effect that the diary was found by two gentile friends (those who are mentioned in the article "Children's Literature" (5:448) is mistakenly based on the stage version of The Diary of Anne Frank which, for the purpose of drama, made the father discover it).


Traduzione italiana


Letteratura dei bambini: Vol 5 Pag. 448

Dopo la guerra, il diario fu trovato da suo padre e pubblicato.


Anna Frank: Vol 7 Pag. 54

Il diario, trovato da amici non ebrei(48) immediatamente dopo l'arresto della famiglia.


Domanda e risposte:

Il Diario di Anna Frank: Annuario Pag 406

DOMANDA: Abbiamo trovato una contraddizione nell'Enciclopedia Giudaica in riguardo a chi trovò la copia originale del Diario di Anna Frank. Nel volume 5, pagina 448, é affermato che il diario fu trovato da suo padre e pubblicato successivamente.

Nel volume 7, pagina 54, é affermato che fu trovato da amici non ebrei immediatamente dopo l'arresto della famiglia.

L'epilogo nella copia del Diario di Anna Frank nella biblioteca della nostra associazione afferma che fu trovato da due persone, Miep ed Elli. Noi vorremmo sapere quale asserzione sia corretta.

RISPOSTA: Noi le siamo riconoscenti per aver fatto notare questa contraddizione. Devo informarla che l'asserzione nell'articolo "Anna Frank" che il diario fu trovato da due amici non ebrei è esatta (ciò che è menzionato nell'articolo "Letteratura dei bambini" (volume 5 pagina 448) é basato erroneamente sulla versione teatrale del Diario di Anna Frank il quale, ai fini del dramma, fa che lo trova il padre)(49).


APPENDICE B


Siti INTERNET revisionisti:

http://aaargh.vho.org

http://www.radioislam.org

http://www.holywar.org

http://www.codoh.com/viewpoints/viewfour703.html (Sito curato dall'ANNALES D'HISTOIRE REVISIONNISTE)

http://www.kaiwan.com/~ihrgreg/jhr/jhrindex.html (Sito curato da THE JOURNAL OF HISTORICAL REVIEW, contenente molti degli articoli pubblicati dalla rivista, dal 1980 ad oggi)

http://www.kaiwan.com/~ihrgreg (Sito curato da Grag Raven)

http://www.webcom.com/ezundel (Sito curato da Ernst Zündel)


APPENDICE C


Riviste revisioniste (Elenco tratto dalla rivista L'UOMO LIBERO N° 41)


ANNALES D'HISTOIRE REVISIONNISTE (AHR)

Apparso dalla primavera 1987 alla primavera 1990 in otto numeri di 192, 160, 208, 192, 206, 192, 216, 176 pp. di formato tipo A5.


HISTORISCHE TATSACHEN (HT)

Fascicoli di 40 pagine in formato A4, a cadenza tri-quadrimestrale.


THE JOURNAL OF HISTORICAL REVIEW (JHR)

La rivista capostipite del revisionismo storico, nata nel 1980. Presso l'editore sono tutt'ora disponibili le annate 1984-1995 (non è stata pubblicata la 1987). In fascicoli trimestrali di 128 pagine in formato tipo A5 fino all'inverno 1992; dal gennaio 1993, fascicoli bimestrali in formato tipo A4 di pagine 48.


KRITIK

La rivista in formato tipo A5 a cadenza circa trimestrale, numeri monografici, pubblicazione cessata nel 1995 a causa della persecuzione dell'editore Thies Christophersen


NOUVELLE VISION

La rivista in formato A5, ha cessato di apparire col numero 36 (marzo-maggio 1995). Tutti i numeri riportano notizie di attualità sulla persecuzione degli studiosi revisionisti, in particolare sui responsabili della rivista.


REVISION

Diretta dall'indomito Alain Guionnet (alias Attila Lemage e l'Aigle moire), plurincarcerato per crimen opinionis. Dal marzo 1989 al febbraio 1996 sono usciti 56 fascicoli (70 numeri) in formato A4, con numero di pagine variabili da 8 a 56. Articoli sul revisionismo, sulla persecuzione dei revisionisti e di cultura storica e politica varia.


REVISIÓN

Edita in Argentina, pubblicazione verosimilmente cessata col numero 5. fascicoli formato A5.


REVUE D'HISTOIRE REVISIONNISTE (RHR)

Apparsa nel maggio-luglio 1990 al maggio 1992 in sei numeri di 176, 192, 224, 208, 224, 212 pagine, formato tipo A5.


RICHTIGSTELLUNGEN ZUR ZEITGESCHICHTE

Fascicoli di 64 pagine in formato A5, contenenti ognuno efficaci puntualizzazioni su una ventina di argomenti, ad opera del Dr. Heinrich Wendig. Sono finora usciti nove numeri (1990-1996).


APPENDICE D


 

(Elenco tratto dalla rivista L'UOMO LIBERO N° 41)


Periodici di un certo interesse (per quel che concerne le tematiche revisioniste) in lingua italiana:


ORION (M. Battarra), via Plinio 32,20129 Milano

SENTINELLA D'ITALIA (Antonio Guerin), via Buonarroti 4, 34074 Montefalcone (GO)

SODALITIUM (don Curzio Nitoglia), località Carbignano 36, 10020 Verrua Savoia (TO)

STORIA DEL XX SECOLO (C.D.L.), Via Aurora, 2, 27045 Casteggio (PV)

STORIA VERITÁ (ARS), via Matteotti 2, 58100 Grosseto

L'UOMO LIBERO, casella postale 1658 - 20123 Milano


Periodici in lingua tedesca:


DEUTSCHLAND IN GESCHICHTE UND GEGENWART (Wigbert Grabert), Postfach 1629, D - 72006 Tübingen

DEUTSCHLAND REPORT (Media World), Box 62, Gb - TN22 1ZY Uckfield/E.Sussex

EURO-KURIER (Wigbert grabert), Postfach 1629, D - 72006 Tübingen

DER FREIWILLIGE (Munin Verlag), Postfach 3023, D - 49020 Osnabrück

GERMANIA (Ernst Zündel), 206 Carlton Street, M5A 2L1 Toronto/Ontario, Canada

HALT (Gerd Honsik), Apartado 9084, E - 08080 Barcelona

HISTORISCHE TATSACHEN (Udo Walendy), Postfach 1643, D - 32590 Vlotho

JUNGE FREIHEIT (Junge Freiheit-Leserdienst), Postfach 601451, D - 14414 Potsdam

NATIONAL-ZEITUNG (DSZ Verlag), Paosostraße 2, D - 81243 München

SLEIPNIR (Verlag der Freunde), Postfach 217, D - 10182 Berlin

RUSSLAND UND WIR (Siegfried Keiling), Sindlinger Weg 1, D - 61350 Bad Homburg

STAATSBRIEFE (Hans-Dietrich Sander), Postfach 140628, D - 80456 München

USA-BERICHT (Hans Schmidt), PO Box 1124, Pensacola, FL 32524-1124, USA


Periodici in lingua francese


CURRIER DU CONTINENT (Georges-Andrè Amaudruz), case ville 2428, CH - 1002 Lausanne

FAITS & DOCUMENTS - Lettre d'informations confidentielles, BP 254-09, F - 75424 Paris Cedex 09

GAZETTE DU GOLFE ET DES BANLIEUES (Le temps irreparable), 1 Aubray, F - 91780 Chalo Saint Mars

L'AUTRE HISTOIRE (SFPLA), BP 3, F - 35134 Coesmes

LECTURES FRANÇAISES, (Henri Coston) BP 1, F - 86190 Chirè-en-Montreuil

LE FLAMBEAU (Mark Fredriksen), BP 5087, F - 14042 Caen Cedex

LE PAMPHLET (Mariette Paschoud), case ville 4047, CH - 1002 Lausanne

REVISION (Alain Guionnet), 11 rue d'Alembert, F - 92130 Issy-les-Moulineaux

LA VIEILLE TAUPE (Pierre Guillaume), BP 98, F - 75224 Paris Cedex 05


Periodici in lingua inglese:


GANPAC BRIEF (Hans Schmidt), PO Box 1124, Pensacola, FL 32524-1124, USA

INSTAURATION (Howard Allen), Box 76, FL 32920 Cape Canaveral, USA

JOURNAL OF HISTORICAL REVIEW (IHR), PO Box 4296, Torrance, CA 90510, USA

THE TRUTH AT LAST (Edward Fields), PO Box 1211, Marietta, GA 30061, USA


Periodici in lingua spagnola:


REVISIÓN, Casilla de Correo 3782, CP (1000) Correo Central, Buenos Aires, Argentina

ALLEGATO n. 3


 

Vista frontale dell'edificio dal lato del canale.

Foto tratta dall'edizione Einaudi del 1954 del Diario di Anna Frank

 

APPENDICE E


(Elenco tratto dalla rivista L'UOMO LIBERO N° 41)


Centri librari alternativi:


ALL'INSEGNA DEL VELTRO (Claudio Mutti), viale Osacca 13, 43100 Parma

LA BOTTEGA DEL FANTASTICO (Marco Battara), via Plinio 32, 20129 Milano

LIBRERIA DI AR, largo Dogana Regia, 84100 Salerno

LIBRERIA EUROPA (Enzo Cipriano), via Sebastiano Veniero 74/76, 00192 Roma

ARNDTBUCHDIENST (Dietmar Munier), Postfach 3603, D - 24035 Kiel

BUCHDIENST NATION EUROPA, Postfach 2554, D - 96414 Coburg

DEUTSCHE VERLAGSGESELLSCHAFT (DVG), Postfach 1180, D - 32352 Preßisch Oldendorf

DEUTSCHER BUCHDIENST (FZ Verlag), Paosostraße 2,D - 81238 München

DRUFFEL VERLAG (Gert Sudholt), Postfach, D - 82328 Berg/Starnberger See

GRABERT VERLAG, Postfach 1629, D - 72006 Tübingen

LESEN UND SCHENKEN (Dietmar Munier), Postfach 3603, D - 24035 Kiel

TÜRMER KULTURREISEN, Postfach, D - 82335 Berg am See

VERLAG FÜR GANZHEITLICHE FORSCHUNG UND KULTUR (Roland Bohlinger), Postfach, D - 25884 Viöl

L'AENCRE, 12 rue de la Sourdière, F - 75001 Paris

FAITS ET DOCUMENTS (Emmanuel Ratier), BP 254-09, F - 75424 Paris Cedex

THE NOONTIDE PRESS (IHR), PO Box 2719, Newport Beach, CA 92659, USA

SAMISDAT PUBLISHER (Ernst Zündel), 206 Carlton Street, M5A 2L1 Toronto/Ontario, Canada

LIBRERIA EUROPA, Apartado 9169, E - 08080 Barcellona

EL WALHALLA srl, Casilla de Correo 2973, CP (1000) Correo Central, Buenos Aires, Argentina




INDICE DEGLI ARGOMENTI



Nella nostra analisi del diario di Anna Frank si è cercato di mettere in evidenza le varie contraddizioni presenti nel testo. Per motivi di chiarezza, e per una più facile consultazione della nostra analisi, elenchiamo qui di seguito quelle più ricorrenti:


NELL'ALLOGGIO SEGRETO SI ACCENDEVANO LE LUCI: vedi

lettere del:

20 ottobre 1942 pag. 15

28 novembre 1942 pag. 17

22 dicembre 1942 pag. 17

04 agosto 1943 pag. 20

03 marzo 1944 pag. 24

29 marzo 1944 pag. 26


SI PRODUCEVA DEL FUMO: vedi

lettera del:

11 novembre 1943 pag. 22


SI ACCENDEVA LA RADIO: vedi

lettere del:

11 luglio 1942 pag. 11

14 febbraio 1944 pag. 23

27 marzo 1944


SI TENEVA UN GATTO: vedi

lettere del:

14 agosto 1942 pag. 13

05 agosto 1943 pag. 21



SI EFFETTUAVA OGNI GENERE DI RUMORE (LAVORI DI FALEGNAMERIA, LITI, UTILIZZO DI ELETTRODOMESTICI, ECC... ): vedi

lettere del:

11 luglio 1942 pag. 11

21 settembre 1942 pag. 14

09 novembre 1942 pag. 16

10 dicembre 1942 pag. 17

13 luglio 1943 pag. 19

04 agosto 1943 pag .20

05 agosto 1943 pag. 21

29 ottobre 1943 pag. 22

23 febbraio 1944 pag. 23

27 febbraio 1944 pag. 24

28 febbraio 1944 pag. 24

06 marzo 1944 pag. 25

15 marzo 1944 pag. 26

08 luglio 1944 pag. 30


GLI OTTO EBREI USCIVANO CONTINUAMENTE DALL'ALLOGGIO SEGRETO: vedi

lettere del

29 settembre 1942 pag. 14

29 marzo 1944 pag. 26


LE FINESTRE ERANO A VOLTE CHIUSE, ALTRE VOLTE APERTE: VEDI

Lettere del:


04 agosto 1943 pag. 20

23 febbraio 1944 pag. 23


BIBLIOGRAFIA



Anna Frank DIARIO - Giulio Einaudi editore - Torino, 1986

Anna Frank DIARIO - Giulio Einaudi editore - Torino, 1954

Il Diario di Anna Frank: una frode - edizioni La Sfinge - Parma, 1990

Enciclopedia Giudaica - 1974



NOTE


1Da quando è stata realizzata la famosa "legge Mancino" si è costretti, per legge, a credere all'olocausto. Il "miscredente" che si dichiarasse tale, rischia la reclusione fino a quattro anni e tre mesi. Nella democrazia italiota siamo così giunti allo psico-crimine di orwelliana memoria.

2Età di Anna quando inizia a scrivere il diario.

3E' bene precisare che chi vi scrive non crede nell'olocausto, ed invita i lettori scettici su questo punto a consultare i libri consigliati in appendice.

.4Insieme degli storici, critici, scrittori, ecc. sostenitori della veridicità dell'olocausto. Essi si contrappongono ai revisionisti, che ritengono infondate le argomentazioni sterminazioniste, in quanto prive di ogni fondamento, non solo storico-scientifico, ma anche logico. I revisionisti quindi utilizzano un metodo storiografico scientifico, mentre gli sterminazionisti non fanno altro che servire gli interessi della propaganda del regime.

5Da quanto scritto dalla Ginzburg emerge chiaramente l'intenzione di porre davanti agli occhi di chi si appresta a leggere il Diario di Anna Frank un velo, in modo da annullare il senso critico del lettore, portandolo a vedere solo ciò che si vuole che egli veda.

Questo è purtroppo solo uno degli esempi che si possono fare sulle varie tecniche di condizionamento mentale che il regime adotta sistematicamente per portare avanti ciò che possiamo definire "il sovvertimento di ogni valore".

6Ci si riferisce soprattutto al potere di ricatto morale che gli ebrei non mancano di usare ogniqual volta fa loro comodo. Ad esempio per giustificare le atrocità commesse dallo stato d'Israele.

7 Di origine cazara. I cazari sono una popolazione caucasica convertitasi in massa all'ebraismo nel settimo-ottavo secolo dell'era cristiana. Gli ebrei di origine cazara vengono chiamati comunemente "askenazin" od "aschenaziti". Essi hanno in comune solo la religione con gli altri ebrei, detti "sefarditi", che sono di origine semitica.

8Non esisteva pertanto luogo peggiore per nascondersi; essendo quello il primo nel quale la polizia sarebbe giunta, a rigor di logica.

9la quale aveva, fra l'altro, il compito di distruggere qualsiasi diario, data l'espressa volontà della propaganda angloalleata di raccogliere ogni testo che testimoniasse la "barbarie nazista".

10Vedi cartina in allegato n.12.

11Tratto da "Anna Frank diario" ed. Einaudi pag. 9

12Anna decide di cambiare il nome dei vari personaggi. Nel diario però non vi é nessun accenno a tale cambiamento.

13Vedi primo gruppo di parole in allegato n. 10

14Vedi primo gruppo di parole in allegato n. 10

15Si avverte il tentativo di nascondere astutamente l'esistenza dei vicini, per rendere più credibile il fatto che otto persone siano riuscite a non farsi sentire ne vedere per più di due anni.

16Bisogna ricordare che ai lati dell'alloggio segreto vi era una fabbrica ed una casa commerciale, quindi locali che di notte erano disabitati, se non si pensa ad una eventuale guardia notturna (non menzionata da Anna).

In verità la storia della casa commerciale e della fabbrica non convince; molto probabilmente negli edifici accanto vi abitavano stabilmente anche delle persone.

17Il sottolineato é stato aggiunto per mettere in evidenza il contrasto tra le due affermazioni.

18Sarebbe interessante esaminare il testo originale.

19 Vedi piantina in allegato n. 5

20Vedi nota relativa alla lettera dell' 11/07/1942.

21L'importanza di tale lettera verrà meglio discussa nella parte seconda.

22Più avanti leggerete come Anna si lamenta invece del cattivo sapore del cibo.

23E' improbabile che anche in questa circostanza in casa non vi fossero estranei.

24Vedi allegati n° 6 e 7

25Si legga l'episodio della venuta dei ladri descritto nella lettera del 01/03/1944, e ancor più quella del 11/04/1944.

26Le conclusioni che si possono trarre da questo episodio saranno esposte nella parte seconda.

27Nella lettera del 20/10/1942 infatti si legge <<Il gancio che fissa lo scaffale alla porta, e che poteva esser tolto dal di fuori da chi conosceva il segreto,....>>. Quindi solo chi conosceva il modo per aprire la porta scaffale poteva accedere all'alloggio segreto.

28L'edizione Einaudi riporta:<<Dopo la guerra voglio pubblicare un libro intitolato Het Achterhuis. Se ci riuscirò o meno ancora non lo so, ma il mio diario mi sarà di aiuto.>>

29L'edizione Einaudi riporta :<<Ore sei e tre quarti: Trrr... lo svegliarino, che può far sentire la sua vocina a qualunque ora del giorno (se si vuole, e talvolta anche se non si vuole).>>

301 libbra corrisponde a 300g in Italia, 0.453kg nei Paesi anglosassoni, mentre in Olanda corrisponde a 500g.

31Vedi introduzione all'edizione Einaudi del diario di Natalia Ginzburg riportata nell'introduzione.

32Per meglio comprendere l'argomento in questione bisogna sapere che all'epoca la fame, quella vera, era diffusissima in tutti i territori occupati dall'Asse. Tanto per intenderci in Italia, all'epoca, vi era la stessa percentuale di infarti e di ictus che attualmente si registra in India, paese dove l'alimentazione e quasi priva di proteine animali (che se assunte in eccesso, in età adulta, possono provocare tali cause di morte) e la morte per fame è endemica.

33Ministro dell'Educazione, Arti e Scienze.

34Emittente ufficiale del governo olandese, trasferitosi in Inghilterra, dopo l'occupazione dell'Olanda da parte della Germania.

35Margine di mezz'ora.

36Si ritornerà su questo problema più ampiamente nella parte seconda.

37Vedi cartina in allegato n. 12

38Le foto che vi mostriamo ci sono pervenute da varie fonti, ma attualmente non esiste una perizia seria del diario, ne' é stato concesso dal signor Frank di effettuarne una

.39Vedi commento alla lettera del 11 aprile 1944

40Vedi lettera del 20/06/1942

41Anche Margot scriveva un diario, come si apprende nella lettera del 16/10/1942.

42Lettera del 16 settembre 1943.

43Tale libertà é confermata dalla lettera del 21/08/1942, in cui Anna afferma che:<<Il signor Kraler ha infatti creduto opportuno di collocare uno scaffale dinanzi alla nostra porta d'ingresso [...] Ora, se vogliamo scendere sotto, dobbiamo prima chinarci e poi saltare, perché la scaletta non c'è più. Dopo tre giorni eravamo tutti pieni di bolle sulla fronte, perché urtavamo contro la porta molto bassa.>>. Da quanto letto si vede che gli otto ebrei, contrariamente a quanto cerchino di far credere, uscivano frequentemente dall'alloggio segreto, così frequentemente che si erano provocati delle bolle sulla fronte, a causa degli urti contro la porta.

44Infatti questi clandestini, così tremebondi nel loro nascondiglio... si concedevano persino il piacere di scrivere, spedire e ricevere lettere!

In data 20 agosto 1943, Anna scrive <<Van Daan guarda in tutti i cassetti e in tutte le cartelle cercando la posta del giorno>>...

E che dire del fatto che Elli aveva <<combinato per Peter, Margot e me, presso non so quale scuola, un corso di stenografia per corrispondenza>> (lettera del 1 ottobre 1942).

Margot, inoltre deve studiare il latino, e il signor Frank non trova di meglio che farsi mandare un programma dell'istituto di insegnamento di Leida (lettera del 4 novembre 1943).

I poveri perseguitati, quindi, ricevevano regolarmente posta: niente male!

45La sola edizione americana ha venduto più di 2.500.000 copie.

46Vedi il saccheggio della Germania, da parte di Israele, con la scusa del risarcimento dei danni di guerra.

47Il testo riportato é la trascrizione di quello originale, in quanto non é stato possibile effettuarne la fotocopia per motivi burocratici.

48Nota che il termine "gentile" in ebraico si traduce con "non ebreo".

49Ci sentiamo di non essere d'accordo con la giustificazione trovata nell'annuario, in quanto l'articolo "Children's Literature" si riferisce chiaramente al Diario di Anna Frank e non alla sua versione teatrale.


ALLEGATI

ALLEGATO n. 1

ALLEGATO n. 2

ALLEGATO n. 3

ALLEGATO n. 4

ALLEGATO n. 5

ALLEGATO n. 6

ALLEGATO n. 7

ALLEGATO n. 8

ALLEGATO n. 9

ALLEGATO n. 10

ALLEGATO n. 11

ALLEGATO n. 12

 


 

Anne Frank's Diary - A Hoax
by Ditlieb Felderer